giovedì 1 giugno 2017

sulle rivolte e le ingerenze straniere nel Rif




Quand un enfant brandit un drapeau…
Qui n’est pas le sien
Cela veut dire que c’est la fin
Les ennemis te feront la peau !
En  restera un seul cri
Et le grand remord
Pourquoi ai-je vendu à l’Algérie
Et à l’Espagne mon pays et mon sort
Qu’as-tu fait oh mon doux Rif ?
As-tu fumé trop de kif ?
Ou c’est la folie d’un moment !
Que ton destin est alarment!
Que ton amour est intense
Qu’est ce que l’indépendance ?
Si elle divise et ravage.
Méfie toi des faux démocrates !
Et des laveurs de cerveaux et d’âme
Avant que n'éclate ton drame 
A présent que tu t’exaltes...
   


J’Accuse del 1/06/20017 sulle rivolte del Rif

Dopo quasi 60 anni dalle ultime rivolte del 1958, il Rif si è risvegliato ed è un nuovo terrimotto politico! Questo risveglio avviene in un momento storico difficile e pieno di sfide per lo stato moderno marocchino. Difatti, oggi si potrebbe dire che accanto all’irrisolta e artificiosa questione meridionale costituita dal Sahara Occidentale, vi è una spinosa questione settentrionale costituita dalle rivendicazioni dei rifani. E qui c’è da domandarsi, con molto rammarico, per chi ama questo paese e teme per la sua stabilità e la sua integrità territoriale: “c’era davvero bisogno di un’altra questione politica e quindi di un altro fronte all'interno del paese?
Ora per farvi capire meglio com’ è scoppiata questa seconda rivolta del Rif, occorre risalire ai fatti drammatici che portarono il commerciante del Pesce di nome Mohcine Fiqri e i suoi amici a buttarsi dentro gli ingranaggi del camion dell’immondizia, nel disparato tentativo di recuperare il pesce spada comprato in maniera illegale e buttato lì dai poliziotti marccini. Nel mentre il povero Mohcine stava per riprendersi la sua merce, qualcuno ha spinto il bottone per triturare il pesce sequestrato. Nel panico del fuggi fuggi generato dai rumori delle macchine del camion, l’unico a non farcela è lui, il disperato Mohcine. Il nuovo “Bouazizi del Rif. Il rifiuto dei poliziotti di riconsegnargli il suo pesce lo porta incidentalmente a quel drammatico gesto di immolarsi per una causa giusta sì, ma nel contempo antica, drammatica e tanto strumentalizzata dai nemici naturali e storici del paese nord-africano.  I poliziotti che sequestrarono la sua merce furono interrogati. Nelle ore successive a quell’evento, il governo marocchino mandò il suo ministro dell’Interno per rassicurare la famiglia della vittima che ogni sforzo d’indagine sarà fatto al fin di chiarire tutte le responsabilità di quella triste vicenda. Il Re stesso, il quale sin dalla sua intronizzazione nel 1999, non aveva risparmiato nessuno sforzo per riconciliarsi e reintegrare il Rif nel tessuto economico e politico nazionale, s’interessò di questa vicenda ben consapevole della sensibilità dei rifani e delle difficoltà che avrebbero posto sul cammino di questa riconciliazione.Invece no! Tutto è andato mal e nel senso non auspicato. Nessun compromesso è stato trovato con il Movimento di protesta che nel frattempo è nato, dandosi il nome di “Movimento popolare e la cosa peggiore è che le rivendicazioni dei rifani si sono allargati e si stanno allargando giorno dopo giorno, anche alla luce dell’arresto del leader del summenzionato Movimento, accusato da parte delle autorità giudiziarie marocchine di intralciare la libertà di culto e di attentare alla sicurezza dello stato in collusione con forze straniere. 
L’Arresto di Zefzafi Nacer, capo del Movimento Popolare del Rif, segna una svolta importante nella vicenda del sommovimento del Rif.
Ma la domanda che sorge naturale quando riflettiamo bene su questa grave vicenda e il suo imprevedibile sviluppo è la seguente: quale sono le richieste politiche e sociali di questo Movimento?
Se si vuole fare del Rif un laboratorio politico e sociale di una maggiore democratizzazione del Marocco, ben venga questo progetto. I rifani, però che brandiscono le bandiere del loro "Rif", della Spagna, dell’Algeria, come si è visto per la strade di Al Hoceima e di Nador, e magari quelli dell’Isis sanno bene che hanno imboccato una strada simile a quella che hanno preso i manifestanti in Siria, dove le ingerenze straniere e l’appoggio politico e militare di alcuni paesi arabi e della Turchia, hanno portato alla distruzione delle città d’arte siriane.  Che cosa ne ha guadagnato l’opposizione siriana? Vi domanderete! Direi dei siriani in Siria, non si parla più. La Siria è diventata il paese di tutti gli orrori e la landa dei combattenti stranieri e men che meno della democrazia e le riforme rivendicate dai manifestanti all’inizio.

Chi ha interesse a fomentare le rivolte in Marocco?

La destabilizzazione politica e militare del Marocco potrebbe servire gli interessi dei suoi nemici storici e naturali a partire dalla vicina Algeria che da quasi 60 anni sostiene i mercenari del Polisario che rivendicano l’indipendenza del Sahara Occidentale. Essa potrebbe giovare alla stessa Spagna che ha mai smesso di sostenere anche essa il Polisario, rinnegando il ritorno delle Enclave Ceuta e Mililia alla madre Patria, il  Marocco. Gli spagnoli non hanno mai cancellato quella mentalità colonialista e fascista nel vedere nel Marocco un loro retroterra naturale da dove attingere risorse naturale e spazio vitale. Qualunque modernizzazione del Marocco è vista con sospetto e invidia dai governi di Madrid e men che meno la sua integrità territoriale. Infine, ad un attento analista, gli ultimi sollevamenti del Rif, sebbene abbiano gli stessi connotati dei movimenti scoppiati nei paesi arabi, essi s’inseriscono in quel processo di risveglio della società marocchina, e delle società arabe in generale, a cui qualunque governo interessato e nella fattispecie marocchina, il governo nazionale deve approntare delle risposte politiche e sociali. Se così fosse, questa vicenda avrà un bel finale e il Rif, così come il Sahara occidentale, diventerebbero dei laboratori politici e sociali, che potrebbero essere presi come modello da tutti i paesi arabi. Il diritto l'autodeterminazione non dovrà mai essere divisivo, ma unificante. Quando però si alzano altre bandiere, si cantano altri inni, si violano le istituzioni del paese, siamo di fronte allo stesso mostro che ha distrutto gran parte dei paesi arabi. La conquista della democrazia deve essere graduale. La democrazia portata e imposta con le armi degenera in violenza e tirannia. 

Ai fratelli del Rif, il mio appello a salvaguardare la pace, la libertà e questo bel Marocco che tutto il mondo ci invidia. Non perdete la ragione e Siate consapevole che siete l’unica speranza e gli unici custodi di questo paese e non soltanto del vostro Rif. Non fermate la vostra vista al solo vostro orizzonte. I sogni degli uomini non devono avere un confine né un solo orizzonte. 

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Hamid Misk, scrittore.

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