martedì 22 agosto 2017

J’Accuse del 22/08/2017 sull’attentato di Barcellona e la radicalizzazione delle nuove generazioni






Se finisce la società cosmopolita,
l'umanità è fallita...
L'uno è legato all'altro
Ci saranno mai dei confini!
Che separeranno gli uomini?
Cosa fare per evitare il baratro?

Umanesimo, umanesimo...
Vorrei vivere senza elmo,
con la mente libera
senza catene né conflitti,
né barriere né limiti,
in un'eterna primavera

Vorrei sconfiggere ogni terrorismo
con la forza dell'ottimismo,
e l'amore per tutte le nazioni,
Vorrei che rifiorisca ogni cervello,
si dissolva ogni duello
e donare intelligenza a tutte le generazioni





J’Accuse del 22/08/2017 sull’attentato di Barcellona e la radicalizzazione delle nuove generazioni

Le Ramblas furono qualche giorno fa il teatro dell’ultimo episodio di una lunga guerra del terrore.
Difatti l’Attentato contro Barcellona rientra in quella strategia globale della tensione portata avanti dall’Isis contro il mondo occidentale, ritenuto da sestultimo, un aggressore e sostenitore delle forze del male che dominano il pianeta. Da un primo esame dei fatti, oltre all'ormai consueta ferocia con la quale colpiscono i cosiddetti soldati dell’Isis, non distinguendo tra bambini, anziani, cristiani, mussulmani…, piccoli o grandi, e soprattutto secondo il loro stesso codice etico tra colpevoli e non colpevoli, tanto tutti quelli che si trovano in quel determinato teatro di guerra, sono da abbattere senza pietà, vi è un fatto assai significativo: la presenza nel comando di giovanissimi, persino di minorenni che secondo un gergo giornalistico inappropriato vengono chiamati dei baby solato.
La giovane età di questi assalitori ci pone di fare diverse considerazioni sul fenomeno della radicalizzazione:
In primis, occorre premettere che esiste un confine sottilissimo tra la libertà di culto e la radicalizzazione. La presenza dei mussulmani e delle moschee in Europa rappresenta un grande valore della tolleranza e della convivenza tra le diverse religioni. Quando accadono simili carneficine tale confine scompare, mettendo assieme radicali e moderati. Il fatto stesso che si cominci a pensare che questi stessi luoghi di culto sfornino dei potenziali jihadisti capaci di seminare il terrore è sintomatico di un mondo che non riesce a canalizzare e risolvere i conflitti che portano a tale radicalizzazione. Gli europei del tempo della guerra contro L’Isis cominciano, difatti, a vedere l’Islam come una minaccia alle loro vite, alla loro libertà e ai loro stessi valori della democrazia, ma continuano ad ignorare le cause del fallimento della società cosmopolita, universalista che è alla base della loro civiltà cristiana. Davanti a siffatto terrore, la gente rivendica più sicurezza e più rigore, ma non riflette in modo approfondito sul fenomeno e sulle sue cause e le sue eventuali evoluzioni.

In secondo luogo, vorrei premettere questa seconda considerazione, facendo un paragone storico tra la mia generazione e quella degli adolescenti jihadisti: ai miei tempi, e lo vorrei sottolineare esisteva ancora la questione palestinese che rimane irrisolta fino ad oggi, il mondo arabo-islamico barcamenava tra dittature e pseudo-democrazie, ma bene o male si tirava innanzi la carretta una volta col bastone e Talatra con la carotina. L’Europa era ancora aperta- erano i tempi in cui essa aveva bisogno di noi durante la guerra fredda-  e si poteva emigrare per studiare e lavorare. In questo modo, l’Europa di allora dava speranza ai nostri giovani accogliendoli ed integrandoli. C’erano questo faro e questi valori della libertà e della democrazia che ci attraevano. Oggi, nel peggiorato  contesto europeo, e direi anche nel disperato contesto del mondo arabo, a seguito delle invasioni e delle ingerenze occidentali, degli sconvolgimenti causati della cosiddetta “primavera araba”, i giovani perseguitati, maltrattati, impoveriti e forzatamente radicalizzati dalle opposte fazioni, vedono nell’Europa non più quel faro e quella patria dei diritti universali, ma quella fortezza chiusa ed egoista, schierata apertamente non più a difesa dei suoi stessi valori, ma di vaghi e sommi interessi che non corrispondono nemmeno a quelli dei suoi popoli. Ovviamente le cause e gli attori di questa tragedia sono molteplici, ma un fatto è sicuro: l’Europa e il mondo occidentale in generale si sta avviando verso il fallimento di un modello cosmopolita, e direi più in generale verso un inasprimento dello scontro  politico, economico e sociale per colpa di politiche egoistiche, miopi e irresponsabili che si ostinano a non riconoscere quali sono le cause che danno luogo alla radicalizzazione, che rifiutano d’investire sulla formazione dei giovani e sullo scambio culturale e la diffusione dei valori universali dei diritti dell’uomo, che non sostengono il progresso dei popoli del Mediterraneo, che continuano a schierarsi apertamente con lo stato ebraico che occupa i territori arabi e palestinesi…, Insomma, non esiste terrore peggiore del silenzio e dell’inerzia. I
In sosteni, la sconfitta degli ideali della società cosmopolita è una sconfitta dell’umanità intera.

venerdì 4 agosto 2017

J’Accuse sul discorso del Re del Marocco in occasione della Festa del Trono del 30/07/2017





Breve, sintetico e rivoluzionario, il discorso del Re del Marocco Mohammed VI pronunciato in occasione della festa del trono che ricorre ogni 30 giugno d’ogni anno, s’inserisce in un contesto assai più delicato dell’anno precedente sia sul piano interno che internazionale. Oltre alla spinosa questione del Sahara occidentale che si sta sempre più annodando con un’Algeria ( e la sua creatura Polisario) sempre decisa ad usare ogni mezzo per boicottare ogni soluzione negoziale della questione, compresa quella di fare pressione sui paesi africani, l’Unione Europea (e non solo) a non avere relazioni commerciali e diplomatiche con il Marocco, si aggiunge l’annosa questione del cosiddetto “sommovimento del Rif” che è scoppiato a seguito del drammatico incidente  in cui è morto il commerciante di pesce Mohcine Fiqri.  Sebbene tale protesta simboleggia sia legittima ed abbia radici politiche e storiche ben radicate nella mentalità e nella cultura di queste popolazioni, essa viene strumentalizzata da più parti,  interne e internazionali, per destabilizzare l’unico paese rimasto stabile e sicuro nel mondo arabo, a seguito delle cosiddette “primavere arabe”, essa riflette un problema molto sentito nel paese, spesso approcciato e curato con strumenti e leggi inadeguate nel passato, ma pur sempre rimasto irrisolto e fonte di sofferenze e di immani disuguaglianze nel paese. In sintesi, il Re Mohammed VI, benché evita di soffermarsi direttamente sulle rivolte del Rif Egli tocca e stigmatizza le cause che avevano dato luogo a queste rivendicazioni politiche ed economiche. Difatti l problema del malessere di queste regioni è insito ed è direttamente proporzionale, se vogliamo usare espressioni matematiche, al grado di sviluppo economico e umano raggiunto e alla conseguente ingiustizia e marginalizzazione subite nell’ambito del sistema dello stato marocchino. Il sovrano marocchino non usa mezzi termini e questa volta ammonisce i partiti politici marocchini rei di essersi aperti, democratizzati e adeguati alle norme dell’ultima Costituzione approvata nell'estate 2011, varata a seguito del sommovimento del 20 Febbraio dello stesso anno. Il Re accusa i partiti di mettere in primo piano i loro interessi particolari e non quelli della Nazione e va oltre chiedendo l’apertura di una nuova era tra cittadini e Pubblica Amministrazione marocchina, all’insegna della trasparenza, della responsabilità e della rendicontazione delle risorse amministrate da quest’ultima. “I politici come funzionari politici debbono rispondere della corruzione, degli abusi, della mala amministrazione “ribadisce il Re con un tono deciso, con la mente e il cuore verso un paese che ha tanto bisogno di stabilità, di sviluppo e di pace. Questa stessa attenzione è stata rivolta in modo simbolico e politiche alle istanze del Rif. S’ alle rivendicazioni legittime ma non al caos e alla destabilizzazione del paese.  Se poi guardiamo dalla finestra simbolica del Paese Marocco quello che sta succedendo in, Tunisia, Algeria e Libia, quest’ultima sacrificata dalla Nato per interessi e logiche ancora non chiare e oggi in balia dei trafficanti d’uomini e dei governi di Roma e di Parigi, non possiamo non lodare e apprezzare lo sforzo di democratizzazione e di modernizzazione compiuto finora in Marocco.  Aveva forse ragione quello che disse: ogni popolo ha il governo che si merita?


sabato 29 luglio 2017

J’Accuse del 29/07/2017 sull’ordine, il progresso e l’armonia - Dialogo tra DIo e l’Arcangelo Gabriele




 Lorenzo Lotto, L’arcangelo Michele caccia Lucifero, Loreto, Museo della Santa Casa, Palazzo Apostolico, 1550 circa



Un giorno l’Arcangelo Gabrielle , dopo tanti secoli di missioni e di servigi presso il Padre Eterno, svolti con successo e abnegazione, guardò l’Universo con incanto e ammirazione e disse:

Com’è bello il creato! Ogni galassia, ogni pianeta, ogni stella, ogni meteorite, ogni polvere ha il suo posto in questo incantevole disegno. Dio ha davvero raggiunto la massima perfezione nel creare ogni singola meraviglia di questo creato. Nessun sole tramonta laddove si percepisce la luce eterna bellezza dell’Universo. Poi incanto, si addormentò. Nel sonno gli si presentò il diavolo e fu la prima volta che quest’ultimo tentò di corrompere l’Inviato più fidato del Signore:
-         Gabriele, Gabriele…
-         Sì rispose l’Arcangelo…chi sei?
-         Sono l’angelo più astuto e ribelle. Sono venuto a te con un’idea geniale.
-         Che cosa vuoi Lucifero? Ti ho riconosciuto! Vorresti riconvertirti? Era ora! Disse l’Arcangelo ironico
-         Sì, sì era ora” ripeté i diavolo
-         Che benedetto giorno, ripeté anche l’Arcangelo
-         Però prima chiederti una cosa! Chiese il diavolo
-         Che cosa? Disse sorpreso l’Arcangelo. E aggiunse: non voglio mercanteggiamenti. Sai Dio non ama les “Chantages”. Capito, urlò l’Angelo più fidato di Dio.
-         Vorrei, disse balbettando che chiedessi a Dio di modificare la posizione delle stelle e dei pianeti nel sistema solare. E’ questa la mia condizione, per riconvertirmi.
-         Mascalzone, mascalzone, vorresti tu alterare l’equilibrio del creato di Dio. Vattene, vattene…urlò l’Arcangelo a tal punto che Dio lo sentì…

Egli si svegliò sudato e spaventato, trovando davanti a sé questa volta il Padre Eterno.

- Figlio, figlio, che cosa ti ha spaventata, ripeté Dio ben consapevole dell’incubo avuto dall’Arcangelo
- Nulla, nulla, rispose intimorito l’Angelo
No, Qualcosa ti ha sconvolto figlio mio. Avanti ti ascolto, disse il Signore

A quel punto Gabriele sospirò e si aprì al suo creatore. Ma mentre si stava accingendo a raccontare il suo incubo a Dio. Egli fu investito nuovamente da Lucifero che volle che l’Arcangelo fosse lui medesimo portatore di quest’istanza presso Dio. Ben ignaro della potenza e dell’onniscienza del suo divino interlocutore, incominciò a parlare:
- lodato sei tu o signor! Disse l’angelo del peccato e della tentazione
- Lode e a chi mi ama e ama il creato, ripeté dio…
- Ho una strana richieda, chiese Gabriele tentato dal diavolo
- dica figlio, disse Dio
- Vorrei che tu modificassi la posizione dei pianeti e delle stelle, lo faresti per me, chiese l'Arcangelo
- Perché lo dovrei fare? Replicò il Signore gentilmente
L’Arcangelo non seppe cosa rispondere. Poi disse balbettando
- Non mi garba più la loro luce. Le trovo noioso e persino ingombranti…

Consapevole che era il suo Gabriele a parlare Dio, Dio volle continuare quel dialogo per dare una bella lezione a Lucifero.


      -         Vorresti spegnerli magari! Disse Dio ridacchiando questa volta.
-         No, assolutamente, vorrei avvicinare alcuni di loro e allontanare quelli che non mi obbediscono.
-         Ahi! Ribatté dio e aggiunse: vorresti soffocare il dissenso e cancellare quelli che non ti obbediscono. E’ così? 
-         No, rispose Lucifero impaurito dalla voce decisa di Dio.
-         Non ti basta quello che succede sulla terra! Gli uomini che uccidono altri uomini, li fanno esiliare spostare da un punto all’altro. I tiranni che applicano la legge del taglione. E persino in quei paesi democratici…succedono le ingiustizie dappertutto. Non vorresti che ti racconto la storiella del povero Dirigente che gli piaceva il potere e lo usava contro i suoi dipendenti, non rispettandoli e spostandoli da un punto all’altro. Le stelle, come gli uomini, hanno un’anima, un corpo da amare e da rispettare. Capito” Urlò Dio a Lucifero. Vattene Idiota.

E Lucifero scomparve nell’oscurità dell’Universo. Dio non lo uccise, perché Egli ha lasciato anche agli uomini la facoltà di scegliere tra il bene e il male. E come a dire il dissenso esiste anche nei cieli divini.
Quando l’Arcangelo Gabriele tornò in sé questa volta chiese al signore:
-         Ma lo faresti se te lo chiedessi io, o Signore?
-         Dio rispose sorpreso: prima dovrei sentire il parere delle mie stelle e dei miei pianeti. Tu li ami? Chiese Dio all’Arcangelo
-         Sì, sì, adoro la loro luce…
-         L’amore realizza i miracoli, disse Dio ridendo al suo angelo. Poi Dio guardò il suo Gabriele e disse nuovamente: guardale ora, ora…,
-         Sì, sì ora brillano ancor più di prima. Sono incantevoli….

Dio accarezzò l’Arcangelo e scomparve anche Egli…

mercoledì 26 luglio 2017

J’Accuse sugli sviluppi della situazione in Libia- Incontro dei fratelli rivali alla Celles Saint- Cloud a Parigi.


Deux tyrants..
                                           Chez Macron
Habillés en cravates,
chercant un pacte
Deux bédouins 
Esprits de foins
Que c’est ridicule!
Quand les fréres se basculent
On dirait "Saint Kheddafi"..
Pour alimenter tout défi…


J’Accuse sugli sviluppi della situazione in Libia- Incontro dei fratelli rivali alla Celles Saint- Cloud a Parigi.

Chi concilierà i fratelli rivali, eredi del Colonello Gheddafi?
Ci hanno provato gli inviati delle Nazioni Unite e il Regno del Marocco per mesi e mesi di trattative nella città marocchina di Skirat, sull’Atlantico. Ora ci prova il Presidente Macron, forte dell’ampio consenso avuto nelle ultime elezioni presidenziali politiche. Pare che la Francia vuole restaurare la sua “Grandeur”, dopo i decenni d’immobilismo e di politiche sbagliate! Anzitutto, per chi ha memoria corta, fu la Francia di Sarkozy a destabilizzare la Libia con  il suo azzardato e irresponsabile intervento in questo paese, trascinando con sé la Nato e le Nazioni Unite. Ora Macron vuole correggere la rotta. Ma è troppo tardi. Purtroppo, Il prezzo pagato dal popolo libico è incalcolabile. Le Infrastrutture distrutte e le ricchezze rubate, di cui non si parla più, hanno lo stesso sentore e la stessa gravità che assunse per decenni l’Affare dell’esplosione dell’aereo sulla cittadina Locherby, di cui la Libia di Gheddafi fu accusata. Ora il nuovo Napoleon francese tenta di riparare l’irreparabile: conciliare due rivali non eletti dal popolo libico, ma semplicemente riconosciuti;  il primo, un certo uomo mite e servile di nome Seraj, sostenuto dalla Comunità Internazionale e l’altro, un ridicolo generale in pensione, di nome Haftar, appoggiato dall’Egitto di Sissi e da alcuni tribà nell’Est Libico. Insomma due personaggi al servizio di interessi regionali e internazionali, ma per nulla rappresentativi della volontà del popolo libico. La Francia, patria della Risoluzione francese e dei diritti dell’uomo, tenta questa riconciliazione poco pulita e poco in linea con la stessa democrazia che essa predica e di cui essa stessa deve essere il baluardo. E’ ben chiaro che la situazione libica è sfuggita ad ogni controllo. Lo sanno bene le cancellerie di mezzo mondo che non osano intervenire nel paese, avendo ben presente i tragici precedenti dell’Iraq, Afganistan e Siria...

In definitiva, l’iniziativa di Macron, benché sembra all’ignaro osservatore un timido successo della politica estera francese, essa costituisce un altro episodio di quella serie infinita di trattative tra le diverse fazioni che non rappresentano il popolo libico, ma solamente un coacervo d’interessi configgenti nell’area del Maghreb. Metaforicamente parlando oggi: se Gheddafi si risvegliasse, chiamerebbe la sua Libia, il nuovo “ Affare Locherby”. Ossia i danni che i libici devono chiedere alla Francia per aver creato il caos nel paese nord-africano. 

martedì 11 luglio 2017

J’Accusedel 11/01/2017 sulla fine imminente dello Stato Islamico


Vorrei avere un altro olfatto
Ed essere mai disfatto!
Il Califfato è ridotto in macerie...
ed in infiniti frantumi
Mi domanderete dove sono i lumi?
Se dappertutto regnano le miserie

Quanto sono lontani!
I tempi andalusi e ottomani 
Oggi che i russi e  americani.
calpestano ogni giardino
ogni sentiero sibillino 
Tra mille affanni

La Conferma dell’uccisione del Califfo Abou Bakr al Baghdadi da parte dell’Isis e le notizie sui combattimenti a Mosul e Raqqa danno l’impressione, sennò la certezza matematica, che la fine del Califfato è imminente.  Eppure si continua a combattere in tutto il territorio ancora controllato dai suoi combattenti come se l’idea di arrendersi al nemico, fosse stata cancellata per sempre dalla mente di coloro che hanno aderito a questo progetto tanto temuto e tanto distruttivo sia per gli stessi popoli mussulmani dell’aera medio-orientale, sia per gli stessi interessi economici e geopolitici delle potenze regionali e internazionali i campo.
In verità l’idea stessa del Califfato stesso sia stata rimossa nei secoli dagli stessi popoli mussulmani, nelle varietà geografiche, etniche e politico-culturali.  L’impossibilità di poter ricostruire un’unità politicao-religiosa delle Comunità islamiche aveva ostacolato qualunque progetto in tal senso.  E se nei secoli passati si sono affermati degli Imperi quali quello arabo-andaluso in Spagna e quello Ottomano nell’Europa Balcanica è soprattutto perché l’Islam aveva saputo organizzarsi politicamente, riuscendo ad integrare realtà e culture diverse, confrontandosi con esse e traendole nelle sue sfere d’influenza. Quell’islam non aveva nulla a che vedere con la Jihad professata oggi dall’Isis. Era un Islam basato sula parola Ijtihadossia il compimento di uno sforzo quotidiano e duraturo per migliorare la propria sorte e quella della propria comunità. In questi secoli dove aveva brillato la civiltà arabo-islamica i mussulmani avevano brandito non solo le spade, ma anche la luce delle loro scoperte scientifiche e delle invenzioni tecnologiche. E tutti i popoli della terra apprendevano e s’ispiravano da loro.

Oggi mentre sta crollando questo Califfato del terrore, dell’oscurantismo e delle vendette, non sappiamo più che cosa pensare! Mi direte che si combatte per la democrazia? Questa è una parola troppo abusata. Se andiamo a porre la stessa domanda ai presunti jihadisti, che cosa risponderebbero? Nulla credo se pensassero a tutte le distruzioni causate in nome dell’Islam, e soprattutto a ciò che ho appena detto riguardo all’impero arabo-andaluso e quello ottomano.  L’idea del Califfato in questo caso, si riduce ad un mito abusato e abusivo, persino troppo infangato. Il problema del Medio-oriente è un problema non solo legato al terrorismo di singoli gruppi, o se preferite al fondamentalismo di matrice islamica o ebraico-cristiana,o quello di singoli o gruppi di stati stati, ma soprattutto a chi aveva designato dei confini con la riga e il compasso, badando solo ai propri interessi e non agli interessi di questi popoli e alla pace in generale. Inglesi, francesi e americani con i loro alleati sunniti da una parte e dall’altra i russi e i loro alleati sciiti si combattono ciascuno per affermare un’idea di mondo con la propria sopravvivenza e i propri interessi nazionali. L’Iraq, la Siria, la Libia e chi sa altro ancora sono i teatri di scontri regionali e internazionali. La fede religiosa non c’entra, ma la follia e l’assurdità delle azioni umane, a dir poco umane.

venerdì 30 giugno 2017

Luglio, di tutte le riscosse…



Mio dolce fior appassito
Ogni tuo verso sembra finito?
Come i giorni di giugno!
Tristi e afosi..
In mezzo a cuori tenebrosi
Mi sei ritornato o primo luglio!

Il tuo arrivo mi travolge
Come la fine di un Doge
Sono io la Venezia sommersa!
Di poesia e d’incanto
Ma anche di dolore e di pianto…

Come sembrano distanti
Le altre rive affranti
E quanto vorrei che fosse
Diverso e ilare
Ogni luglio focolare

Di tutte le mie riscosse

J’Accuse del 30/01/2017 sulla questione Libia e l’emergenza profughi


E Gheddafi mormorò dalla sua tomba
Non è una mia maledizione questa?
Vedere la mia Libia funesta
Vorrei ritornare come una colomba!

Ma ahimè, la mia gente si è impazzita
le città non hanno più lo stesso splendore
Piango e vedo solo orrore...
Ogni fiaba scritta è finita...

Mi rimane solo un verso...
Dolce maledetto destino
Non sono io il rivoluzionario beduino?
le cui parole hanno irradiato l'universo.... 

J’Accuse del 30/01/2017 sulla questione Libia e l’emergenza profughi

“ L’inerzia e l’indifferenza dell’UE di fronte ai trafficanti di uomini, è un fatto altrettanto criminale!” , ho dichiarato ieri. Che si tratti di  terroristi, falsi Gihadisti, criminali comuni…, tutti sbarcati in Libia proprio grazie all’intervento Nato che ha dissolto il regime di Gheddafi, sino ad allora unico collante e garante del suo popolo, siamo di fronte ad una seria e grande minaccia. L’unico obiettivo e comune denominatore di questi criminali è quello d’inondare l’Italia di migranti, e magari di potenziali terroristi in grado di compiere terribili attentai. La cosa scandalosa e direi persino strana è che si lasci operare una miriade di organizzazione umanitarie nel Mar Mediterraneo, e talvolta persino nel Golfo di Sirte, in stretto coordinamento con le navi provenienti della Libia, consentendo loro ogni volta di svuotare il loro carico di vittime in Italia, facendo proprio ciò che i trafficanti vogliono: inondare l’Italia di migranti e far implodere il suo fragile tessuto economico e sociale. E’ una strategia ben studiata dai terroristi. Si avvalgono bene dal diritto internazionale Umanitario, per realizzare questo diabolico progetto, lucrando centinaia di milioni di dollari sulla pelle dei profughi che vengono seviziati e torturati, se apponessero resistenza. Insomma, davanti a questo minaccioso progetto e raccapricciante spettacolo l’Unione europea , a aggiungerei la comunità internazionale, sono incapaci  di reagire e di contrastare l’azione dei trafficanti. A noi cittadini del mondo, e non specificherei europei o meno, ci ripugna questo spettacolo e l’immobilismo della Comunità internazionale. Vorremmo che venissero aperti dei canali legali per l’emigrazione da questi paesi, togliendo, togliendo così clientela e danaro ai trafficanti. Sì alla solidarietà ma non all'invasione programmata. Non si può affatto affidare il nostro destino a chi trama contro di noi, inondando le nostre città di accattoni, di gente disperata e magari di potenziali criminali, che non verranno mai integrati nel tessuto economico, sociale e culturale. Un giorno parlavo con un vecchio saggio sul tema dell’Accattonaggio. Egli mi fece una domanda sulla polis ideale: qual è la polis ideale? Quella dove ci sono degli uomini che godono dei diritti e delle libertà o quella dove pullulano le disuguaglianze, i crimini e gli accattoni?  
Ovviamente la risposta non poteva che essere quella dove gli uomini venivano rispettati e godevano degli stesi diritti. Egli sorrise quando risposi e aggiunse: vedi quando aumentano i disperati e gli accattoni vuole dire che c’è qualcosa che non va nel sistema e che bisogna agire. Se non si agisce, prima o poi quel sistema verrà spassato via. Ed è quello che stiamo assistendo alle porte dell’Italia.

Oggi l’immobilismo del sistema internazionale è indice di una grave crisi morale e politica della stessa Europa che non riesce ad aprire le sue braccia ai profughi e men che meno a combattere i nuovi schiavisti del Mediterraneo.

Hamid Misk, scrittore.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Cerca nel blog